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dicono poco o niente

del particolare per

abulica mania ma

alludono al coatto

universale per poco

che sia o per il niente

che sarà e celano

ciò che cala dall’inguine

dismesso e si comprende

bene la solfa sperando

che la disposizione

di veti e veli sia

massima e fluente

*

si svella il mallo dalla

culla di pietra e svelto

s’àncora  al livido giaciglio

per meglio allettarsi

e rendersi alla luce

che incede di taglio

a sfibrare l’iniqua tenebra

ma la cosa filtra dal cratere

i parti a venire e ride

di aborti inconclusi

se pure caotici o solo

agonici e privati di mani

edotte dal verbo che adatta

il seno all’intraducibile segno

della riproposta consumazione

*

dato un cardine o giunto

magari condotto per mano

e allineato più volte al concetto

dato un perno o fulcro da cui

ricavare lucro e ribattere

il colpo ricevuto dato un dado

tratto in salvo dal sadismo

enumerativo di ciò che può

affabulare solo in crescendo

dato un mittente o committente

magari un destinatario fallace

esposto all’attesa di ciò che

non potrà mai integrarsi al

profondo dato l’intero

o le sue parti infinitesime

non resta altro da fare se non

allettarsi e rendersi all’inderogabile

 

*

non fu risoluto

a urlare lo sdegno

né mai lo ritennero

abile a tenere per

mano la labile babele

che regola il flusso

delle maree in cui

rischiare l’approccio

con la risacca e ancora

oggi coagulando mito

e misticismo si  chiede

perché debbano essere

sempre gli altri a decidere

se sia lecito e produttivo

praticare l’asfissia

da Ligature (inedito, finalista Premio Montano 2012)

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