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Offri strappa contorci

 

 

Offri strappa contorci

io attraverso

accendi e brucia accarezza e lecca bacia e guarda

io suono le campane a distesa finché sanguinano

spaventa i piccioni e falli volare attorno alla colombaia

finché cadono a terra già morti di stanchezza

io tapperò tutte le finestre e le porte

con terra e coi tuoi capelli

impiccherò nelle mie braccia l’agnello

e gli farò divorare il mio petto

lo laverò con lacrime di gioia e di dolore

e lo addormenterò al canto della mia solitudine

con soleares

e inciderò all’acquaforte campi di grano e d’avena

e li vedrò morire coricati di fronte al sole

e avvolgerò i fiumi in fogli di giornale

e li getterò dalla finestra nel ruscello

che si pente con tutti i suoi peccati sulle spalle

se ne va contento ridendo nonostante tutto

a fare il suo nido nella cloaca

io romperò la musica del legno

contro le rocce delle onde marine

e morderò il leone alla guancia

e farò piangere di tenerezza il lupo

davanti a un ritratto dell’acqua

che nella vasca da bagno

lascia cadere il suo braccio.

*

Fanciulla ben vestita

 

 

Fanciulla ben vestita con un mantello greggio

di ornamenti violenti

150.000 –300 – 22 – 95 centesimi

combinazione madapolam rivista e corretta

con allusione di pelliccia d’ermellino

143 – 60 – 32 un reggiseno aperto

gli orli della piaga tenuti scostati

da carrucole a mano

che fanno il segno della croce

profumate al formaggio reblochon

1300 – 75 – 03 – 49 – 317.000 – 25 centesimi

aperture a giorno aggiunte un giorno su due

incrostate sulla pelle da brividi messi sull’avviso

dal silenzio mortale color dell’esca

tipo Lola di Valenza

103 più gli sguardi languidi

310 – 313 – più 3.000.000 – 80 franchi – 15 centesimi

per un’occhiata dimenticata sul comodino

– penalità incorse nel corso dell’incontro –

lancio del disco tra le gambe

con un succedersi di fatti

che senza alcuna ragione arrivano a farsi un nido

e a trasformarsi in certi casi

nell’immagine ragionata del taglio

380 – 11 più le spese

ma il disegno così accademico

sagoma di tutta la storia

dalla sua nascita a stamattina

non scrive neppure se si va sulle dita

che indicano l’uscita

ma sputa il suo odore col bicchiere

che l’odore formato da reggimenti

e sfilante con la bandiera in testa

che se il solletico del desiderio

non scopre il posto adatto

per trasformare la sardina in pescecane

l’elenco degli acquisti s’allunga

soltanto a partire da questo momento

senza l’inevitabile sosta a tavola all’ora di colazione

per poter scrivere seduti in mezzo a tante iperboli

mischiate col formaggio e il pomodoro

(Pablo Picasso, da Cahiers d’art, 1935, in id. Scritti, SE, Milano, 1998)

Capriole

 

 

Dislocazione dell’acqua immobile

Fagioli

Oppio

esplosione

Il segnale dei flauti bratta

Ai miei Piedi

Sbilenchi nella piega del suo geroglifico

recinta

Sbrecciata

Casa

magici steccati a mezzogiorno

da ogni parte orizzontale soggiorno

Nata

Il metodo per abbracciare

Niente.

(Francis Picabia, da Cinquante-deux miroirs, 1914-17, in id. Poesie Dadà, Newton Compton, 1981)

*

Tira bottoni

 

 

Buongiorno Ribemont-Dessaignes!

penso con le mani in qualche cosa

che lei mi bacerà sulle labbra del generale

tutto scatti nella sala degli applausi

oziosi che perdono i sensi.

Bagno di piacere, fiaccola nella vasca

carbo-gassosa esclusivamente senza scopo

simbolico il musicista dà scalata a Fatima,

nella notte ridicola del thé sincero

dove sono scolpiti i violini bianchi;

portar seco una storia per due

a forza di gioia nella chioma

delle sillabe,

mostra un seno freddo embroglio

coperto da un berretto telegramma.

Notaio dietro una tappezzeria di teschi

venga presto:

il sangue desta i tasti dell’ufficio d’onore

ridendo prima di ospitare

il furto del tiglio in copertura.

Le stuoie delle suole ben fondate

assoggettano l’esattezza superiore,

alla sola gioia dei piedi vittoriosi

che vengono dal piano delle corde autoritarie;

hotel di una mezz’ora flemmatica,

il lampadario si gonfia oltre

nel salotto comune

imprecando rare parole

al fattorino di bar.

Senza gridare il mio parere

che è necessario nell’anticamera

in sorpresa automobile

questo pomeriggio

ogni mattino sfoglia

i suoi pennelli;

niente altro al mondo che il peristilio

dei disgraziati finanzieri

oceanici malati, tranne noi,

un momento in cui i laboratori

carichi di pudore

sono più pittori di me.

Vuole parlare?

Nervose per il cappello da successione,

le ascelle dei ventri a fascia,

nel ritmo peloso agitano

il capolavoro dei belletti

stereotipati dai sudori dell’ultimo atto.

Ognuno scosso dal dolce metodo

leviga nella spalla

in tasca priva di prudenza

come un’urna di gelsomino

o d’uccello riccio.

 

 

(Francis Picabia, da L’Athlète des pompes funèbres – Poème en cinq chants, 1918, in id. Poesie Dadà, Newton Compton, 1981)