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ti interessa un fuori luogo, lasciato sul fianco

dalla bassa marea, a guscio socchiuso, spine

che si palpano a ogni passo? non serve

correre di più, aggiungere negli zaini

qualche possibilità, candele,

sollecitare… di fronte a tali

scompensi, con versamenti di sangue

che amareggiano, si formano

zolle strette, lo spazio

per un piede nudo, la bocca

è rotonda per un solo battesimo,

non importa quanto straniero. 

*

si alza il vento animale crespato,

eterno. è meglio usare la pinna ventrale,

sente il fondo a distanza, lo piomba

e non gira la schiena. l’onda larga

è preceduta da due occhi veloci,

socchiusi, due colpi di fucile,

seminano silenzio con una placcata

che poi sarà ricoperta, diffusa su tutta

la superficie. i fiocchi aperti, il loro

beccheggiare tra compagni, una ressa

che spinge alle fiancate e insiste,

disancora. le lettere

vengono aperte, si staccano

dal loro gambo, mostrano un interno

rosato, umido.

*

mi fermo qui, ero venuto

per vederti cadere, col pettine di canna

in bocca, scarmigliata… siamo

in una curva a gomito, scoscesa,

in molti sul ciglio della strada

perplessi, se partecipare sia già

questa riluttanza, o uno che si alza

e interroga… ci sono i costi,

la direzione da dare, non si può

cadere così, senza una feccia

che redima! e tu che

ti stai cancellando lasci

un’impronta di piedi sulla riva

(Giovanni Maria Cabras, da Fuoco altrove, La Vita Felice, 2009)

*

Una Mente volgerla

dove? A striature

ombre sicure massi

o giù rimbalzando

da felci sul discontinuo

abitato e nomade

a serre padiglioni

fetide cataste da cui

passero fanello gazza

trae felicità.

*

Settima bequadro

legature meno

importano di passi

obbligati verso

pagine cautamente

schiuse traversate

abbandonate entro

circuito prossimo

al subbuglio al perturbato

calare su registro

precipitarsi dare

aria spalancare

meritando da ciò

goffo decreto.

*

Prevale l’angolare: di cardini

affilati predelle glifi. E punte a foglia

di salvia carta vetrata graffietti

si accingono a scompensi

e collisioni o s’infilano

in androni trascurati dove

inni e loro esecutori sono

causa di allettamento e a lungo

si credono in solida mutabile

clausura ma possono

tornare con foggia suadente

o alterata erompere insinuarsi

creare euforia o cospicuo

sgomento o insuperbendo mettere

il tutto a soqquadro.

(Antonio Rossi, da Sesterno, Book Editore, 2005)

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