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[…]

Cos’è la motilità?
È il poter rendere se stessi corpo
in funzione di una volontà
di rapacità,
di bestialità,
di brutalità,
di forza,
di costanza,
di dignità,
d’onore,
di disonestà,
d’arbitrio,
d’intensità,
d’oscurità,
di distruzione,
di discrezione,
d’astensione,
di contrazione,
di privazione,
di desiderio,
di distacco,
di disinteresse,
e di dolore,

volontà che
è derivata
dalla rotazione
verticale
di un corpo da sempre formato,
e che in uno stato al di là della coscienza
s’indurisce e si appesantisce continuamente
per l’opacità del suo spessore e della sua massa.

[…]

Non c’è tessuto,
la coscienza non si origina dalla trama,
ma dal corridoio dei colpi di cannone parietali,
una pressante e costante magia alla quale l’essere per essenza
non può partecipare,
quanto al corpo, io lo creo a blocchi interi.
Vedo dei pezzi,
e li ahmame,
li dispongo con la mano,
li distruggo con il soffio e la mano
e con la mano e il soffio taglio.
Faccio fondere una gamba e la rimodello.
Non faccio mai molecole
ma oggetti finiti.
Gli esseri, animaluncoli e non oggetti, hanno inventato lo
spirito perché somigliava loro.

[…]

Lo sgombero completo dal campo dello sforzo definitivo esige
il rinforzo
esclusivo
dell’uomo-corpo
e la materializzazione irrevocabile dell’oggetto.
Così ogni soffio emesso deve avere il suo esito, una forma che
crei l’oggetto.
D’altronde il soffio naturale è invisibile e senza forma, vive
solo per il corpo vibrato,
che è sempre qualcosa o qualcuno.

[…]

onk
vank
taer bibank

Non si può ridurre nulla a un elemento semplice e immobile
si deve considerare tutto in movimento
perché si vive in movimento
e nulla esiste al di fuori del movimento.
bombar
kaser
nobur
taber
tohin
terki
cartelous
cavash
taher
tatstrikta
castrikta
tobador
kevor
kehi
tebuka
tabinka

[…]

Da dove gli uomini hanno preso un corpo che non ho dato
loro?
La vita che splende non passa al di sopra del reale,
esiste il mio modo di agire
in cui non entra nessuna operazione dello spirito.
Poiché solo il corpo agisce.

[…]

Ho avuto così
orde di miasmi che mi sono piombati addosso e hanno strappato
piccoli brani del mio corpo
presi in determinati punti formare aum.
Mi sembra impossibile.

Sono stato dissociato e parti di me stesso hanno voluto
abbandonarmi? Mi sembra grottesco e straordinario,
inconciliabile con me stesso.

Pensare che non ci sia stato principio perché io sono il centro
profondo ma che in principio tutto sia stato caos, è idiota,
il caos è derivato dal mio assassinio.

[…]

Voi siete caso, nulla,
merda
che si vuole legge e teme soprattutto il disordine, il caso, la
merda e il nulla,
cioè siete borghesia.
Ho in me una potenza di vita che non ha mai fatto l’atto di
separarsi da me e mi spetta sempre più come al
legittimo padrone.
Dimenticano tutti che si tratta del mio corpo
e che ne escono
e che mangiano tutti lì dentro.

[…]

Ebbene io,
Artaud Antonin,
porto questo inferno ripugnante su di me
in una scatola chiusa
e non posso credere che il male non sia stato un accidente
e che sia stato necessario insegnare alla natura a civilizzarsi.
So che le cose sono iniziate con la civiltà innata e non con la
generazione spontanea.

[…]

Ho sempre lavorato altrove
e sono stato assalito dall’inferno.
Da dove veniva?
Il fatto è
che il mio corpo
perché sono soltanto un corpo
vede ora doppi, immagini, specchi della coscienza.
Come mai?
donde viene questa sorta di perdita d’energia che ha turbato
la legge della crescita eterna?
e forse ha fatto cadere della pelle,
ha fatto
larve d’esseri
dal mio corpo puro?
scimmie che vollero nascere.

[…]

Mangio,
bevo,
sonnecchio,
vivo,
come ho precisato ieri sera,
in guerra.

D’altronde la discussione è chiusa
io sono il padrone
e voi rientrerete tutti nel mio corpo
come dei morti.
Poiché c’è qualcosa che io sono e che voi non siete e non
potete essere perché voi siete
voi o niente
e voi o il niente
non siete me.

[…]

Testa,
essere,
abisso
e io
assai lontano da questa porcheria
in un qualcosa
a cui tutto questo
non si attacca,
né si attaccherà mai.

Voglio essere sublime e sacrificarmi.

[…]

Non c’è perispirito,
è una concezione terribilmente volgare e superficiale della vita
fare ipotizzare a degli esseri un essere fondato sulla spiritualità
e che vivrebbe secondo
scale psichiche di coscienza e di stati d’animo,
la realtà non è così, non c’è niente di stabilito
e le cose sono sempre e ad ogni istante sul punto di nascere
secondo
un Culo
e se gli esseri sono giunti una volta a dirigere le cose verso
questa criminale
conformazione anatomica della vita
l’essere così formato verrà distrutto perché non respiro secondo
lo spirito e le sue catene
ma secondo me
ed è un’altra cosa
e vivrò attraverso questa respirazione iniqua,
l’annienterò en passant…

main
de zolar
main
de zolan
almad
abal
main
de lupa
dabad
moioh
paiol
kirba
irba
a
didol
a bigod

Quello che sono
non è iscritto,
non è rappresentato nell’uomo,
l’uomo non è che un blocco opaco
che si muove
con il represso,
rimosso
e irrilevato
di cui ogni gesto è una rivelazione spontanea

poiol
elti
shenets
enetis
elsid
aste
Io sono l’infinito.

[…]

(Antonin Artaud, Notes pour une “Lettre aux Balinais”, in Tel quel, N°46 (1971). Traduzione italiana di Canepa e Scolari in  Con ciò sia cosa che, N°5 (1978). I frammenti sono estratti dal testo riportato in Antonin Artaud, CsO: il corpo senz’organi, cura Marco Dotti, Mimesis edizioni, Milano, 2003)