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scialoja 1

Donna che rammenda
 
 
 
Hai interrotto il tuo rammendo restando con l’ago a mezz’aria
l’ago stretto tra le dita e un filo di lana grigio
sotteso tra le ginocchia e la mano davanti al petto
ho interrotto anch’io il ricordo di quel filo di quella mano
solo il ditale non cede a motivo del suo brillio.

Indispensabile per resistere alla definitiva
cancellazione quel lampo di luce aguzza che si aggrappa
alle tenebre le strappa per un istante le trafigge
un minimo guizzo di luce può perforare l’oblio
soprattutto se rapido se previsto se ricorrente.

*

Manciate di riso
 
 
 
Lanciate lanciate  verso la sposa a gran manciate chicchi
di riso chiari a reaggiera per un crepitante congedo
la trama è bianca le labbra bianche scolpite dentro il gesso
cieli candidi acclamano il chiarore che va in frantumi
la sposa pensando ad altro s’è incipriata in mezzo alle gambe.

Ricordo il campo da gioco di farina e bocce d’avorio
se un gesto rallenta il bianco s’avventa contro vi si incolla
si adatta di colpo al volto il chiarore di qualche benda
questo ci dà la memoria trasforma il dissolversi in onde
di latte se solo è bianco quel che resta di ciò che apparve.

*

Le minuzie
 
 
 
I vecchi sono attirati dalle minuzie il luccichio
di un granello li conduce in ogni angolo della stanza
si chinano a fatica per raccoglierlo tra le due dita
lo scricchiolio delle ossa certo non si avverte a distanza
ma occorre accostare agli occhi anche quel minimo tritume.

Perché a caccia di briciole? La penombra smorza quei gesti.
Recupero di frammenti di necropoli mai esplorate?
Ricostruite scovando schegge chicchi punte di spine
lacrime secche pietruzze un solo coriandolo viola
una testina di spilla se si avverte sotto la suola.

*

Inverno
 
 

Dimenticanza nel senso di qualcosa dimenticata
come un nome o un incontro? si tratta invece di un velarsi?
velarsi sarà l’essenza dello slancio d’ogni apparire?
ti accorgesti allora che i rami del platano erano bianchi
si distinguevano appena contro il grande bianco del cielo.

Allo schiudersi è necessario il suo mantenersi velato
quel che viene visto la prima volta è il meno visibile
per questo vedi e non vedi il bianco di una lontananza
che veli a te stesso quando domandi al bianco dei platani
di non confondersi con la grande bianca dimenticanza.

*

Insetto alato
 
 
 
Sei venuta a morirmi accanto minima creatura alata
trasmettermi luogo e data della tua minuziosa morte
mostrarmi quanto tremore occorra per rendersi immobili
le contorsioni il battito frenetico delle tue corte
alucce insufficienti a contrapporre al nulla lo strazio.

Fatta immobile attendevo tu riprendessi a combattere
almeno con un solo battito anche impercettibile
invece avevi accettato il vero tempo che è immobile
scambiato col mutamento e memoria di mutamento
il falso tempo del cosmo null’altro che squallido spazio.

*

Il mutamento
 
 
 
Confrontando le briciole coi battiti dell’orologio
confrontando il corrompersi col rigore del ticchettio
ma con la trasformazione non ha nulla a che fare il tempo
il degrado si registra perché la memoria conserva
le apparenze di un prima proposto al confronto di un dopo.

Soltanto lo spazio muta memoria del  mutare è il tempo
la fiammella si consuma immota in attesa del soffio
se lo sgretolarsi avviene il più delle volte alla luce
nell’ombra la sua lentezza invisibile si converte
in un rumore assai lieve un crepitio impercettibile.

*

(Toti Scialoja, da Le costellazioni,
Marsilio, Venezia, 1997)

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