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Fragmenta (Volume II)

AAVV
FragmentaVolume II
Premio Letterario Ulteriora Mirari, 2012
Antologia con autori vincitori e selezionati
delle sezioni
Mosaici, Letteratura in fasce, Monografie
Smasher edizioni

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Daniela Montella

 

Inferno (estratto)

Sono qui, dove tutto è buio. Dove la nebbia è nera e il vento è un unico grido di polvere da sparo. Dove le montagne sono denti insanguinati e le ossa fischiano nella tempesta. Dove i vetri nascono rotti e i muri nascono marci. Dove i rovi stringono i polsi e le grida spariscono. Dove le lacrime si versano asciutte e dove nessuno ti può vedere.

Qui i sussurri sembrano grida e le grida le porta via la pioggia, e la pioggia si mischia al sangue, e il sangue va sempre via troppo presto. Dove resistono solo i rimpianti e la vita è sparita. Non abbiamo pensieri e non esistono parole. Abbiamo una voce che parla per noi. Una voce meccanica a cui poter dare la colpa. Un’intonazione metallica che taglia l’aria e le ossa peggio del vento di vetro. Qualcosa che dice: imperativo cancellare ogni ricordo. Che dice: siete un inno al massacro. Andiamo giù per strada a tagliare gole. Quello che era ieri adesso non esiste.

Ricordo ancora come sono arrivata: avevo delle cicatrici appena nate, cicatrici-bambine, che piangevano lungo i miei polsi. Avevano per madre una lama e le lacrime fredde. Lui mi ha chiesto quando è successo, ma non gli ho risposto. Le guardavo, le mie cicatrici. Nuove sulle vecchie. Qui, dove tutto è sepolto, risplendono ancora. I miei polsi sono solo vene. I miei polsi ricordano: ma non mi piace parlare della mia morte. C’era quella sensazione che mi accompagnava quando ancora respiravo. Di sbagliato. Come se il corpo fosse un vestito troppo pesante da togliere. C’era la timidezza che era una malattia e la bruttezza che era un capriccio dei ricchi. E io che volevo diventare ancora più brutta. C’erano delle persone che mi parlavano, che mi chiedevano chi, perché, cosa, perché lo facessi, perché volevo scappare. Scappare. Io mi stavo salvando. Non l’hanno mai capito. Che patetico e tragico spreco di battiti. Chiamavano il mio nome ma non rispondevo: non volevo guardarli, non volevo sentire le loro voci. […]

*

Luigi Bonaro

 

 

L’esecuzione

 

Lo aveva ucciso così, senza esitare, esercitando il suo libero arbitrio alla stregua di una divinità pagana che per capriccio vuole soddisfare il suo desiderio. Un colpo secco di mannaia al collo fu quanto dovuto per toglierli la vita. Un colpo solo.

«Nulla di personale » argomentò Abdone quel giorno. Lo aveva inseguito per tutta la campagna mentre il sole finiva tra le alte spighe gialle piegate dal vento. Abdone Nardin, il suo grosso ventre che danzava scomposto sotto la canottiera e il peso della mannaia, correva goffo in quel mare giallo, lasciando una scia dorata.

I pennacchi delle spighe si appiccicavano al suo viso rubicondo, imperlato di sudore. La sua vittima correva disperata verso il crepuscolo in preda all’oscura avvisaglia di una fine imminente.

Si girava, il meschino, per scorgere quel volto mostruoso, sfigurato dall’affanno e dalla rabbia e quella mano robusta che lo inseguiva fendendo il vuoto con la lama a riflettere le ultime luci del giorno.

E fu così che correndo lo sventurato cadde in una buca.

Abdone fu subito su di lui, afferrandolo mentre ancora si dimenava. La sua grossa mano si chiuse intorno al collo per condurlo sul luogo dell’esecuzione.

Nell’aia c’era Alice Nardin. Le mani nel grembiule, guardava fiera la sagoma del marito e della sua vittima, delineati dal chiarore della sera. Abdone fissò il ceppo e con mano ferma vi posizionò il collo della vittima, per farvi scendere la mannaia.

La donna, con un sorriso sgraziato di complicità, si profuse cerimoniosa in una serie di complimenti, che il marito ricambiava con grugniti di approvazione.

Quella sera caddero molte piume intorno al ceppo.

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Maurizio Manzo

 

Il mutamento

1                                                                              

Quasi sicuramente al mattino non avrò più niente. Da qualche notte me lo ripeto. Il respiro non avverte nessun affanno. Provo a tapparmi le orecchie e mi accorgo del silenzio. È veramente notte. Ora che ci penso, è stato di notte. Ogni tremendo passaggio avviene la notte. Ma non è di questa notte che devo aver timore. Tutto è già avvenuto. Mi terrorizza il dopo e il prima degli altri. L’altra mattina vedevo mia madre parlare con il medico. Mio padre appoggiarsi allo stipite della porta che separa l’andito dell’ingresso dal soggiorno. Il volume della tv imperversare sulle loro facce.

Mi chiamo Nolego Gi e ho 25 anni. Il primo sintomo è stato un non sintomo. Questo è il terrore. La mia voce la sento uguale a tutte le volte che nella mia breve vita ho parlato. Il mio olfatto è canino. Ogni cosa che guardo la vedo prima ancora di toccarla. Il mio aspetto ho deciso dal risveglio di ieri mattina di non specchiarlo più. Evito persino di guardarmi gli arti superiori e di far sfilare i miei occhi sul resto del corpo. Questo non perché abbia notato qualcosa di diverso sul mio corpo, ma perché temo di trovarlo. Perché tra la notte e l’alba di questi giorni passati è successo qualcosa alla mia persona. Qualcosa che nessuno sembra volermi riferire. E questo mi terrorizza ancor più della cosa in se stessa.

Il medico viene tutte le mattine. Mia sorella Veriosel da qualche giorno non va a scuola. Eppure quest’anno l’aspetta la maturità, che già s’è persa l’anno passato. Mio padre non va al lavoro, e non ricordo di averlo mai visto in casa a metà mattino in giorni diversi dalla domenica o da qualche giorno di ferie che riesce ad avere nel mese di agosto. Il clima appare cupo e anche i loro volti.

Oggi sono riuscito a sentire cosa diceva il medico a mia madre, e cosa lei chiedeva con profonda apprensione. E questo dialogo scarno, indecifrabile ma inquietante, mi ha atterrito.

“Dobbiamo comportarci in qualche modo particolare” — “No, non sappiamo esattamente niente di preciso, per ora limitatevi ad evitare lunghe sequenze.” – “Ora dovrò fare tutte le richieste del caso, per un eventuale assistenza…” – il dottore interruppe subito mia madre: “Signora Maia, se si tratta di quello che temiamo, lo stato non dà alcuna assistenza. Anzi, in altri tempi chiederebbero l’eliminazione. Ora basta tenerli al coperto, sotto la loro luce…a domani, signora.”

Anche la mattina seguente, per me non è cambiato niente. Chissà perché si pensa che il farsi passare la notte addosso possa sanare qualcosa che ci affligge. Mio padre passeggia pensieroso per tutta la casa. Mi dispiace vederlo in quello stato, considerando il fatto che potrei essere responsabile di ciò, se solo me lo dicessero.

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Claudia Melegari

L’occhio di Ra (estratto)

Avrebbero preso mio fratello. Loro.
Lo avrebbero costretto. Loro.
Impedito la volontà sua. Loro.
Avrebbero utilizzato le regole prospettiche egiziane. Loro.
Loro chi?
Loro, non capisci?
Loro… mio fratello è perfetto.
Quale tuo fratello?
L’ingegnere, papà mi stai prendendo per il culo?
Non riesco a capire.
Tu rimani nella tua casa sicura, a progettare brevetti. Mentre l’occhio di Ra sta definendo i piani.
Tutto questo è assurdo.
Vanno avvisati. Loro.
Hanno già deciso. Loro.
Stanno sbagliando le regole, io lo so, lo so perché ho pensato tutta notte, credo che potrebbero sbagliare.
Credo tu abbia bisogno di aiuto, risponde mio padre.
Padre dobbiamo aiutare mio fratello non me. Tutto si è reso più chiaro stanotte. Non sono riuscito a capire perché non ho chiuso occhio, poi ho compreso. La macchina nuova, la nuova casa. Tutti quei soldi e la cintura.
Quale cintura?
Non mette più cinture, dice che stringono troppo.
Non ho la soluzione del mio sistema, ma solo una capacità umana di amare e di riuscire a farlo spietatamente nella direzione sbagliata.
Capisci?  […]

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Premio Letterario Ulteriora Mirari, 2012

Sezione Mosaici Poesia
Primo classificato Silvia Rosa
Finalisti Giuseppe Barreca, Antonio Maggio
Pietro Pisano, Alessia D’Errigo, Maura Potì
 
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Sezione Mosaici Prosa
Primo classificato Daniela Montella
Finalisti Luigi Bonaro, Maurizio Manzo, Claudia Melegari
 
 
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Sezione Letteratura in fasce
Primo classificato Anila Resuli
Finalisti Chiara Baldini, Ulisse Fiolo, Anna Mosca
 
 
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Sezione Monografie Poesia
Primo Classificato Mauro Ercolani
Finalisti Carla Bariffi, Lella De Marchi, Narda Fattori
 
 
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Sezione Monografie Prosa

Primo classificato Antonio Scavone

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