Tag

, , , ,

l

C’è una densità tattile racchiusa in questa eresia del pianto, una versificazione corta che si fa sensoriale anche quando si pone in ascolto di voci che sembrano suggerire quella finzione poetica che Tiziana non sa sostenere, perché Tiziana a fingere non riesce.

La scelta è nella natura di ogni eresia e di ogni scelta qui si sente il peso, l’incertezza della parola che inciampa nel silenzio perché consapevole dello spalancarsi del suo rifugio: “i poeti si cibano di lacrime”. Probabile? Anche se quelle lacrime a Tiziana non bastano né per assolversi, né per compiangersi e questa è la vera intelligenza di un’autrice che sa perfettamente che in poesia non si matura, si cresce.

(Alessandro Assiri)

*

Testi

A portarci sin qui
non sono stati che passi
piccoli stretti passi
frettolosi slanci a vuoto
siamo precipitati talvolta
anche se sbucciati mai arresi
abbiamo lasciato impronte
là dove non pensavamo
si potesse lasciarle

*

Ci sono vuoti
da percorrere scalzi
con mani sparse
a tastare l’aria
bevendo l’odore
impregnato di buio

*

Non sostenermi il nome
quando manco di ricordo
lascialo andare nelle terre
dove a solcare i mari
sono solo parole ammutolite

*

Rivoltami la carne
con denti allargati
sottrai il fulcro del verbo
e rimandami nel letto del fiume
fui acqua ancor prima di parola
corteccia che ogni notte incidi
fino all’alba, poi ritorno carne
da rivoltare

*

Viaggi per non ritrovarti
sulla soglia le gambe non sostano
e le mani sono gesti ripetuti

*

L’orecchio poggia al vuoto
avverte tacito rotolare
di una nota distratta
a precipitare

*

Lacerato il labbro
dal bacio scaduto
rifila il secco grido
sotto l’ala dell’aquila
non depone il fiato
né il tempo né il nome

*

Sull’entrata tutto succede
appoggiati i gomiti
si può rimanere a guardare
oppure solo ascoltare
i canti salire dall’addome
quando il corpo si staglia
sul confine, lo spettacolo
ridonda di luminose scie
il profilo è un’ombra
che non definisci