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borderlineIl taglio e lo strappo come effetto dell’indignazione, in un mondo rispetto al quale non si può vivere che borderline, è la caratteristica dell’espressivismo dalle forti tinte e venato dall’ironia della poesia di Raffaele Ferrario, nelle sue ultime prove come in quelle passate, e anche qui nella “Parigi manichea” che fa da cornice e da palcoscenico ai sussulti di un’esistenza inquieta: strazio e profanazione, incubo e paranoia, da costringere a starsene ai confini con quel tanto di rabbia, per nulla tuttavia arresi e sconfitti, seppure bastonati e perdenti. Il centro suggestivo e dinamico della poesia di Borderline è il rapporto tra amore e disamore, riportato allo specifico della quotidianità del suo autore, cioè alla realtà di un menage che, mentre fa toccare il fondo del pozzo del proprio cuore, ristabilisce la coscienza piena della propria individualità; in un drammatico incontro-scontro tra un io e un tu che sulla presunta e attesa ricchezza spirituale della reciproca condivisione, nel corpo e sulla pelle dell’amore, costruisce le proprie camere della tortura. […] In giro per queste pagine, siamo sempre ben oltre l’orlo della “catastrofe amorosa” annunciata. E, intanto, recriminazioni e desideri disegnano il percorso accidentato: scivolamenti, crepe, burroni e terremoti. La grande avventura della conoscenza si riconsegna alle sue autofondanti ragioni assolute. Le ragioni, appunto, che la poesia sa testimoniare. E “Che grammatica esemplare” possiamo dire con l’autore, che ne restituisce al lettore un attraversamento del tutto inedito, perfino sorprendente e, in ogni caso, inaspettato. Nel giro breve di qualche verso, di qualche strofa al massimo; e nella forma inquietante della poesia che tutto evoca e disperde.

(dalla prefazione di Paolo Ruffilli)

*

Borderline
 
 
Ti ho salvato la vita.

È che di benzodiazepine
ce ne vuole a tirare le cuoia.

Restami dentro
perché non possiamo stare insieme?

Ho la nausea
detesto piacermi.

Risolvimi.

*

Dossier
 
 
Le mani seta e lino.
I seni filiformi.
Le labbra carnose.
La sagoma minuta.
Orchidea nera.

Ti ho amata
Oltre l’epifania
Di restare incinta.

*

L’embargo
 
 
Adagiato
come una spuma
crocifissa nell’onda.

Vorrei stendermi
e calarmi una dose
di barbaro splendore.

*

Places des Vosges
 
 
Place des Vosges
la tua estasi
le fughe inerti
e una siderea Parigi.

Con gli stivali
potevi scavalcare
le incombenze

dipanando il brusio di ostie
intorno alle rondini.

La maglia calda
per custodire l’erotismo.

Più magra
di un esagono di neve
ciondolante andavi
fra le desolazioni

filando a casa
quando il gelo
diveniva una canaglia

e là prendevi un tè sottile
come la falda di un ricordo

cuocendosi un’inezia
mentre l’inverno
sapeva emarginarti.

Eri al sicuro
dentro il pigiama
in un laconico sequestro.

Una cialda di pane
due crostini
e un guscio d’uovo.

Parigi tutrice
degli affamati.

Con frenesia
Place des Vosges
ci si è concessa.

Place des Vosges
il nostro inverso.

*

La cimice
 
 
Nello sconforto di un’alba indolente,
la prigioniera di avari pensieri
non vede rugiade né albori, nulla,
vede se medesima la reclusa,

che a fatica prende il pasto lontano
dal cuore, con disgusto per l’anima,
in cui posano idre dalle ali morte,
prima che l’incubo divori astuto,

vomitando i resti sulla sventura,
il responso di una gigante insania.
Ricalca idolatrie la cimice,
che in pieno disagio ricusa e crepa,

supplichevole quanto un caos acerbo,
inerme come la chitarra cupa
di un jazz spoglio e alcolico, pizzicato
con due lamenti malvagi e felini.

*

Alice
 
 
Alice nel paese
delle meraviglie

andavi a piedi
fino alla Bastiglia

dicendo che a Saint Paul
era sceso il Bianconiglio.

Alice, Alice
morbida pastiglia

piantala di depistare
in Rue de Sévigné

ingoia il rimasuglio
in fondo alla bottiglia.

*

L’estinto
 
 
L’atto migliore
per un morto
è toglierlo di torno
al più presto.

Se dovesse fingersi vivo
sarà giusto mentire
sulla sua morte.

Ci pensi lui
a fingersi estinto.

*

Pezzi
 
 
Il naso non mi piace
per dispetto lo taglio
e già che ci sono
taglio le orecchie.

Tengo i margini
gli occhi e la bocca.

Per dispetto
via pure i piedi.

È nella mia natura
fare a pezzi chi tenta
di ricompormi.