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Neon80.display
[…]

Dell’anno ottanta fummo le figlie intolleranti
al latte di capra, alla fascia oraria delle scuole
dell’obbligo e alle gonne ciclotimiche
mai fummo rivolte al sole quando le fasce di ferro
ci legavamo al tallone
ché al neon sottoponemmo le illuminazioni e
le limitazioni del vecchio maschiomondo

Fatte fummo di un siero anche negativo se capovolto
anche di un tram chiamato desiderio,
e dell’uomo nero e dell’interno a fiori
di un luogo prima intero

ora monolocale se va bene
a infernetto ridotto quasi abitabile

Infine dal neon prendemmo l’energia che ci serviva
per l’urto, per contestare il buio radicale di anni in fase
minimale, perché riducemmo a vuoto
tutto il possibile, il reale, il dato, il macro?
dove conservammo tutta l’acqua
che il nostro corpo salvò?

Tenemmo strette solo le ambizioni del reale
e niente in particolare
ancora vicine alla luce, nonostante le infrastrutture
di un nevrotico vocabolario,
una delle due camere rimase vuota, il neon entrando
bruciò altro neon, con nostra meraviglia 

[…]

*

[…]

E non ci vollero ascoltare nell’anno ottanta cantare
né adottare pseudonimi di rovina e resistemmo al crollo dunque
con il video, siamo il video, nuovi e originali
gatti con gli stivali, azione immediata.
Noi ci salviamo solo da vampiri con i sonniferi, e da fenicotteri
con i voli.
A forza di stare intensamente nel bosco la palude si prosciuga.

Fummo spenti con il neon appunto.
Dicevo.

(sequenze tratte da Neon 80, Zona, 2008)

*

Settimo video
 
 
Nel settimo video la decisione fu improrogabile:
moquettes in sconto solo per gli asmatici.
E si respirò con polmoni artificiali
ma teneri, colorati, abbaglianti e
quasi commovente fu lo sforzo collettivo
di respirare tutti insieme anche per il prossimo.
Ci lasciammo alle spalle le scorte di animali
di fiume. Non sapevamo ancora rifiutare, nell’inorganico
eravamo abituati a inspirare e respirare, un’esercizio
che ci fu imposto dalle lezioni della mattina di aerobica
una nuova disciplina, alla quale si obbediva senza paura.
Il brivido fu dell’autore che scriveva la nostra storia.
Un autografo per favore, e lo sconto per mio figlio.

(da Ritorno al video, Signum, 2009)

*

Favola povera del consumo
 
 
Olio di sansa – che consumo.
in un giorno santo
ulivi non vedi ulivi
buio in polvere
mi consumo dunque resto.
Assente l’ingrediente Padre
nelle vene nei bambini
i giorni diluvi locali armi nucleari
assente ancora l’ingrediente
topi affluiscono con il sale
nelle borse – le consumano –
Esplodono – cinque minuti –
schegge betulle
e i figli dei padri
i padri dei figli – al consumo –
Non più di padre in figlio
di reparto in reparto
saltano i campi – che strana morte –
si consumano.
E dopo le accuse d’eresia,
le statue, le definizioni d’essere,
nessun olio ci consuma

(2010, inedito, tratto da Poeti degli anni zero, Ponte Sisto, 2011)